Sulle orme dei giganti...
Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris? Nescio,
sed fieri sentio et excrucior.
[Catullo]
Amore sei tornata
Ti rivoglio
Unica
Abbraccio
Tu che ne sai
The ring
I don't want to miss a thing
Il principe azzurro
Ritorno al passato, capitolo 20
Non me lo so spiegare
Senza parole
Ritorno al passato, capitolo 122
Ritorno al passato, capitolo 119
Non ti dimenticherò mai
Helena
Amico
Notti senza cuore, tradimento
Pop corn e patatine
Ninna nanna
A little respect
Love me in the space
Welfare
La luna
Memories
Dogville
La rana e il bue
Prova a prendermi
L'uovo di Colombo
Belle nuit d'amour
Nascondino dei sentimenti
Vivamus atque amemus
Il pendolo
Tre panini e un croccante
Il vaso di Pandora
I bambini fanno oh
E...
Galassia Simplyillusions
Rubik's Cube
Cubo di Rubik
Scacchi
Appalti
Perline
James Joyce
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Stupido Hotel
Rubik's Cube - Non più aggiornato
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Perline di Cinzia
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Questa è la triste storia della cittadina di Dogville. Dogville era situata fra le montagne rocciose degli USA, quassù dove la strada si concludeva vicino all'entrata della vecchia e abbandonata miniera d'argento. I residenti di Dogville erano brave, oneste persone e amavano la loro cittadina. Sebbene un'anima sentimentale avesse a suo tempo battezzato la strada principale Elm Street, strada dell'olmo, anche se mai un olmo aveva gettato la sua ombra su Dogville, per loro non c'era motivo di cambiare nulla. Molte delle costruzioni erano piuttosto squallide, quasi delle baracche in verità. La casa in cui viveva Tom era la migliore però, e ai bei tempi sarebbe passata per presentabile...
[Martedì, 13 settembre 2005]
Grace ci aveva già pensato per molto tempo. Sapeva che se all'arrivo i Gangster non le avessero sparato, avrebbe dovuto prendere in considerazione il suggerimento di suo padre di tornare, di entrare in combutta con lui e la sua banda di criminali. E non aveva bisogno di una passeggiata per decidere la sua risposta, anche se la differenza fra la gente che conosceva a casa e la gente che aveva incontrato a Dogville si era dimostrata più sottile di quanto si aspettasse.
Grace guardò gli arbusti di uvaspina, così fragili nella calma oscurità. Era bello sapere che se non si trattavano male sarebbero stati lì in primavera, come sempre, e l'estate li avrebbe trovati di nuovo colmi di un incredibile quantità di bacche, che erano così buone nelle crostate, soprattutto con la cannella.
Grace volse lo sguardo sui volti spaventati dietro le finestre che seguivano ogni suo passo e si vergognò di aver in parte inflitto quella paura. Come poteva odiarli per ciò che in fondo era la loro debolezza. Probabilmente anche lei avrebbe fatto cose come quelle che aveva subito, se avesse vissuto in una di queste case, tanto per valutarli col proprio metro, come diceva suo padre. In tutta onestà non si sarebbe comportata come Ciak e Vera e Ben e la signora Hanson e Tom e tutte quelle persone nelle loro case?
Grace si fermò. E in quel mentre le nuvole si dissiparono e fecero passare il chiaro di luna. E Dogville subì un altro di quei piccoli cambiamenti di luce. Era come se la luce, prima così clemente e fioca alla fine si rifiutasse di mascherare ancora la cittadina. A un tratto non riuscivi più a immaginare la bacca che sarebbe apparsa un giorno su un'arbusto di uvaspina, riuscivi solo a vedere la spina che era lì ora. Adesso la luce rivelava ogni irregolarità e difetto delle costruzioni e... delle persone. All'improvviso Grace ebbe più che chiara la risposta alla sua domanda. Se si fosse comportata come loro non avrebbe potuto difendere neanche una sola delle sue azioni, e non avrebbe potuto condannarle con sufficiente asprezza. Era come se la sua afflizione e il suo dolore avessero finalmente trovato la giusta collocazione. No. Quello che avevano fatto non era abbastanza buono. E se qualcuno aveva il potere di rimettere a posto le cose era suo dovere farlo, per il bene delle altre città, per il bene dell'umanità e non ultimo, per il bene dell'essere umano, che era Grace stessa.
Grace: Se rientro a casa e... torno a essere tua figlia, quando mi daresti il potere di cui mi parlavi?
Padre di Grace: Adesso.
Grace: All'istante?
Padre di Grace: Perché no?
Grace: Questo vorrebbe dire anche che mi prenderei io direttamente la responsabilità, all'istante? Parteciperei a risolvere problemi, come il problema di Dogville?
Padre di Grace: Possiamo cominciare con lo... sparare a un cane e inchiodarlo a un muro, sì, laggiù, sotto a quel lampione ad esempio... bhè può servire qualche volta Grace...
Grace: No, no... servirebbe solo a spaventare di più la città ma certo non la farebbe diventare migliore, e accadrebbe di nuovo, qualcuno, qualcuno che passa per caso rivelando la sua fragilità. Per questo voglio usare il potere se non ti dispiace. Voglio rendere questo mondo un tantino migliore.
[...]
Grace: Se c'è una città senza la quale il mondo starebbe meglio è questa qui.
Padre di Grace: Uccidi tutti e brucia la città.
Grace: Ah...
Padre di Grace: Cosa c'è? C'è altro tesoro?
Grace: C'è una famiglia con dei bambini. Uccidi i figli prima e fa che la madre guardi. Dille che ti fermerai se riuscirà a trattenere le lacrime. Questo glielo devo, ma temo che pianga con troppa facilità.
