Sulle orme dei giganti...

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Odi et Amo

Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris? Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
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domenica, aprile 24, 2005

Bob farebbe tutto per la sua stella Alice, questa volta le legge il principio di un bellissimo libro.

[Martedì, 6 settembre 2005]
Bob legge ad Alice:
Fu allora che vidi il Pendolo.
La sfera, mobile all'estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà.
Io sapevo - ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell'incanto di quel placido respiro - che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili - così che il tempo di quel vagare di una sfera dall'uno all'altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l'unità del punto di sospensione, la dualità di una atratta dimensione, la natura ternaria di π, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio.
Ancora sapevo che sulla verticale del punto di sospensione, alla base, un dispositivo magnetico, comunicando il suo richiamo a un cilindro nascosto nel cuore della sfera, garantiva la costanza del moto, artificio disposto a contrastare le resistenze della materia, ma che non si opponeva alla legge del Pendolo, anzi le permetteva di maniferstarsi, perché nel vuoto qualsiasi punto materiale pesante, sospeso all'estremità di un filo inestensibile e senza peso, che non subisse la resistenza dell'aria, e non facesse attrito col suo punto d'appoggio, avrebbe oscillato in modo regolare per l'eternità.
La sfera di rame emanava pallidi riflessi cangianti, battuta com'era dagli ultimi raggi di sole che penetravano dalle vetrate. Se, come un tempo, avesse sfiorato con la sua punta uno strato di sabbia umida disteso sopra il pavimento del coro, avrebbe disegnato a ogni oscillazione un solco leggero sul suolo, e il solco, mutando infinitesimalmente di direzione ad ogni istante, si sarebbe allargato sempre più in forma di breccia, di vallo, lasciando indovinare una simmetria raggiata - come lo scheletro di una mandala, la struttura invisibile di un pentaculum, una stella, una mitica rosa. No, piuttosto una vicenda, registrata sulla distesa di un deserto, di tracce lasciate da infinite errantiche carovane. Una storia di lente e millenarie migrazioni, forse così si erano mossi gli atlantidi del continente di Mu, in ostinato e possessivo vagabondaggio, dalla Tasmania alla Groenlandia, dal Capricorno al Cancro, dall'Isola del Principe Edoardo alle Svalbard. La punta ripeteva, narrava di nuovo in un tempo assai contratto, quello che essi avevano fatto dall'una all'altra glaciazione, e forse facevano ancora, ormai corrieri dei Signori - forse nel percorso tra le Samoa e la Nuova Zemlia la punta sfiorava, nella sua posizione di equilibrio, Agarttha, il Centro del Mondo. E intuivo che un unico piano univa Avalon, l'iperborea, al deserto australe che ospita l'enigma di Ayers Rock.
In quel momento, alle quattro del pomeriggio del 23 giugno, il Pendolo smorzava la propria velocità a un'estremità del piano d'oscillazione, per ricadere indolente verso il centro, acquistar velocità a metà del suo percorso, sciabolare confidente nell'occulto quadrato delle forze che ne segnava il destino.
Se fossi rimasto a lungo resistente al passare delle ore, a fissare quella testa d'uccello, quell'apice di lancia, quel cimiero rovesciato, mentre disegnava nel vuoto le proprie diagonali, sfiorando i punti opposti della sua astigmatica circonferenza, sarei stato vittima di un'illusione fabulatoria, perché il Pendolo mi avrebbe fatto credere che il piano di oscillazione avesse compiuto una completa rotazione, tornando al punto di partenza, in trentadue ore, descrivendo un'ellisse appiattita - l'ellisse ruotando intorno al proprio centro con una velocità angolare uniforme, proporzionale al seno della latitudine. Come avrebbe ruotato se il punto fosse stato fissato al sommo della cupola del Tempio di Salomone? Forse i Cavalieri avevano provato anche laggiù. Forse il calcolo, il significato finale, non sarebbe cambiato. Forse la chiesa abbaziale di Saint-Martin-des-Champs era il vero Tempio. Comunque l'esperienza sarebbe stata perfetta solo al Polo, unico luogo in cui il punto di sospensione sta sul prolungamento dell'asse di rotazione terrestre, e dove il Pendolo realizzerebbe il suo ciclo apparente in ventiquattro ore.
Ma non era questa deviazione della Legge, che peraltro la Legge prevedeva, non era questa violazione di una misura aurea che rendeva meno mirabile il prodigio. Io sapevo che la terra stava ruotando, e io con essa, e Saint-Martin-des-Champs e tutta Parigi con me, e insieme ruotavamo sotto il Pendolo che in realtà non cambiava mai la direzione del proprio piano, perché lassù, da dove esso pendeva, e lungo l'infinito prolungamento ideale del filo, in alto verso le più lontane galassie, stava, immobile per l'eternità, il Punto Fermo.
La terra ruotava, ma il luogo ove il filo era ancorato era l'unico punto fisso dell'universo.
Dunque non era tanto alla terra che si rivolgeva il mio sguardo, ma lassù, dove si celebrava il mistero dell'immobilità assoluta. Il Pendolo mi stava dicendo che, tutto muovendo, il globo, il sistema solare, le nebulose, i buchi neri e i figli tutti della grande emanazione cosmica, dai primi eoni alla materia più vischiosa, un solo punto rimaneva, perno, chiavarda, aggancio ideale, lasciando che l'universo muovesse intorno a sé. E io partecipavo ora di quell'esperienza suprema, io che pure mi muovevo con tutto e col tutto, ma potevo vedere Quello, il Non Movente, la Rocca, la Garanzia, la caligine luminosissima che non è corpo, non ha figura forma peso quantità o qualità, e non vede, non sente, né cade sotto la sensibilità, non è in un luogo, in un tempo o in uno spazio, non è anima, intelligenza, immaginazione, opinione, numero, ordine, misura, sostanza, eternità, non è né tenebra né luce, non è errore e non è verità.
Mi scosse un dialogo, preciso e svogliato, tra un ragazzo con gli occhiali e una ragazza che purtroppo non li aveva.
"E' il pendolo di Foucault," diceva lui. "Primo esperimento in cantina nel 1851, poi all'Observatoire, e poi sotto la cupola del Panthéon, con un filo di sessantasette metri e una sfera di ventotto chili. Infine, dal 1855 è qui, in formato ridotto, e pende da quel buco, a metà della crociera."
"E che fa, penzola e basta?"
"Dimostra la rotazione della terra. Siccome il punto di sospensione rimane fermo..."
"E perché rimane fermo?"
"Perché un punto... come dire... nel suo punto centrale, bada bene, ogni punto che stia proprio nel mezzo dei punti che tu vedi, bene, quel punto - il punto geometrico - tu non lo vedi, non ha dimensioni, e ciò che non ha dimensioni non più andare né a destra né a sinistra, né in basso né in alto. Quindi non ruota. Capisci? Se il punto non ha dimensioni, non può neppure girare intorno a se stesso. Non ha neanche se stesso..."
"Nemmeno se la terra gira?"
"La terra gira ma il punto non gira. Se ti piace, è così, se no ti gratti. Va bene?"
"Affari suoi."
Alice: Bob, sarai sempre i miei occhiali come in questo momento?
Bob: Certo che sì...
Alice: Tivubì.
Bob: Sei una stella.

Postato da: Pandino82 a 19:17 | link | commenti (6)


Commenti
#1   24 Aprile 2005 - 21:26
 
pandi tvtttttttttttttttttttb ***********************************************
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#2   25 Aprile 2005 - 19:07
 
aspè tarocco il tuo counter dei visitatori...
oddio ma coma cavolo si fa????????
:::
[Cangu]chip
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#3   26 Aprile 2005 - 12:06
 
quanto non ti sopportoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!! Sono arrabbiatissima con te!!! Però nonostante io non possa stare su internet sono venuta ugualmente perchè??? ora me lo devi spiegare!!!!!!! rori
utente anonimo

#4   26 Aprile 2005 - 12:07
 
ah e poi sei proprio un rosicone!!! * sempre rori
utente anonimo

#5   28 Aprile 2005 - 18:47
 
La cosa ke più mi ha interessato di questo stralcio di opera è il concetto del luogo di punti ke nn gira e non va ne in alto ne in basso. Un pò la parabola dell'uomo che cerca un punto, il luogo dei punti, per apprezzare la propria individualità diventata identità con quel punto stesso...

Pace e poesia a tutti
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#6   29 Aprile 2005 - 01:23
 
Beh... che dire.
Io il libro l'ho letto e riletto molte volte (versione integrale).
E'stato molto bello.
In un certo senso mi ha cambiato.
ahuahauhauauhahuau :PPP
punto e basta.
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